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I social possono diventare uno spazio per meditare?

Aggiornamento: 6 dic 2025

Gli ostacoli sono il sentiero, sto con quello che c’è

Questo articolo nasce dall’esperienza di SUPMindfulness, il percorso di benessere sull’acqua che unisce SUP e meditazione sui Navigli di Milano e sui laghi tra Lombardia e Piemonte. Da anni accompagno le persone a meditare sospese sull’acqua e, da questa pratica, è nata una domanda: cosa succede se portiamo lo stesso sguardo anche nel modo in cui usiamo i social?

In queste righe ti propongo un modo diverso di stare dentro Instagram, Facebook e gli altri social: non viverli solo come luoghi di distrazione, ma come uno spazio in cui allenare la consapevolezza e sperimentare una forma di tempo di utilizzo più sostenibile. In fondo, questa domanda nasce da un’esigenza semplice: capire come usare i social in modo consapevole, trasformando questi momenti in un’occasione per ascoltarsi.


Fiume ticino, una ragazza che pagaia in SUP spinta dalla corrente

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Adesso fermati.

Dov’è la tua attenzione ora? 

Sì, proprio adesso che stai leggendo.

Fermati un attimo.


Ora immagina un fiume che scorre. Se la corrente è troppo forte, per sopravvivere invece che contrastarla posso provare a comprendere come fluire con lei, senza farmi travolgere, per arrivare – vivo – fino al mare.

Siamo nella corrente

Questo spazio digitale in cui siamo adesso mentre leggi è, se vogliamo una zona di acque più calme, riparata, mentre se fossimo su un social lì ci troveremmo dentro una corrente che scorre impetuosa: parole, video e immagini si susseguono, scivolando sotto i nostri occhi e le nostre dita, fino a travolgerci in poco tempo se ci lasciamo trascinare inconsapevolmente.


Anni fa era diverso, ma ora sappiamo bene che i social, per loro natura sono luoghi in cui l’attenzione è costantemente messa alla prova da continui stimoli, per come sono stati costruiti. È così, punto.  Se ci siamo dentro, lo so, lo sappiamo.


Quando siamo lì, se ci penso, è un po’ è come stare in piedi su una tavola da SUP con un po’ di onde: se ti irrigidisci, cadi. Se provi a sentire il movimento dell’acqua, puoi trovare un equilibrio nuovo anche lì, in quel caos apparente.


Cosa può cambiare allora? 

Non tanto il fiume, le onde, ma come ci stiamo dentro

Come li vivo.

Come provo a viverli.


L’intuizione: i social possono essere un oggetto di meditazione?

L’intuizione è questa: i social possono diventare un oggetto di meditazione Allenando la consapevolezza, possiamo trasformare la nostra esperienza, non lasciando che sia solo l’algoritmo e l'Ai a guidarci, ma iniziando a guidare noi la nostra presenza in questi spazi. Portare consapevolezza in come vivo i social può diventare l’occasione per osservare la complessità e la frenesia di questi condomini, spesso chiassosi, in cui però abitano – e ci siamo – anche io e te, insieme a tante persone che può valere la pena ascoltare e con cui, ogni tanto, fermarsi a riflettere. 

Sottolineo: a riflettere.


Rallenta e osserva

Fare caso a quello che accade dentro di noi, riducendo la velocità e provando a mantenere la presenza. Osservando quando questa si perde e ci ritroviamo di nuovo travolti dalla corrente.


Cosa cambia (davvero) per me

Se inizio a vivere il tempo sui social così mi accorgo prima di come mi sto sentendo, guadagno un po’ più lucidità sulle mie reazioni, mi sento meno in balia del flusso continuo di contenuti. Diventa più semplice scegliere quanto voglio restarci e quando invece è il momento di uscire dall’app. È un cambio sottile, ma sposta il baricentro: non sono più solo trascinato, inizio a decidere io.

Diventiamo esploratori della mente e delle emozioni.

Il tempo sui social può così diventare un momento, nel corso della giornata, per osservare come la nostra attenzione muta, come cambia il nostro stato d’animo quando vedo e incontro questo o quell’altro contenuto sullo schermo. 

Che effetto mi fa?

“Stare” sui social può quindi diventare una forma di meditazione informale se, quando entro, decido di farlo con un atteggiamento meditativo: lo stesso che, nel corso della giornata, mi permette di vivere la quotidianità come un’occasione di indagine e consapevolezza. Social compresi. 

Se osservo la dinamica posso vedere le conseguenze che uno stimolo suscita in me e come la mia attenzione e il corso della giornata cambia. Ma adesso sono io che accetto il gioco e non lo subisco. Per quanto poi l'imprevedibilità dello spazio mi espone a sentire qualcosa che potrebbe cambiare, in meglio o in peggio, il resto della giornata. Se non posso cambiare il gioco? Posso però giocare in modo diverso, seguimi.


La pratica dei 10 minuti di SUPMindfulness

La pratica dei 10 minuti

Per sperimentare questo approccio ho creato una pratica semplice. La prima cosa che faccio è dare un confine.

Provo a stare su un social per 10 minuti Dieci minuti e basta.

Leggo un post, vedo un video, una storia… e alla fine mi fermo e riporto l’attenzione su di me.

Sollevo gli occhi dallo schermo e osservo quello che c’è intorno a me. Guardo dove sono. Mi alzo in piedi, mi muovo.  Guardo di nuovo lo schermo spento e praticando, volta dopo volta, osservo come cambia vivere con questa presenza mentale il tempo sui social. Come cambio io.

E così mi alleno.

Me ne ricorderò sempre? No. Ma posso accettarlo e iniziare a provarci.

Ogni volta che me lo ricordo, quei 10 minuti diventano una piccola sessione di pratica informale, nel mezzo della giornata.


Una nuova consapevolezza nella quotidianità

Nei social, che spesso percepiamo come il regno dell’ego, del resto posso sperimentare l’effetto dei tanti stimoli consecutivi che arrivano: disagio, allegria, desiderio, distrazione, voglia di essere altrove, curiosità, paura. In due parole: mille emozioni. C'è tanto da osservare in me in quei momenti.


È facile farlo? All’inizio no.

Dopo nemmeno.

Richiede attenzione, ma si può fare.

Lo dico per esperienza personale: è solo questione di iniziare, di provare un nuovo modo di abitarli. Provando a tenere il meglio di questi spazi e lasciando andare il resto: smettendo, per esempio, di seguire le persone che ci drenano energie e non ci nutrono. Facendo spazio, volta dopo volta.

Esserne consapevole, anche qui, mi aiuta a non separare la pratica meditativa dalla vita, ma a rendere la vita la pratica.

Mi aiuta a rendermi conto di come funziono, a farci più caso, giorno dopo giorno.


Lo so, forse l’ho sempre saputo, ma vivere il mio tempo sui social come un allenamento cambia. Cambia per me. E per te?


È una questione di tempo

In sintesi, la proposta è starci poco ma provare a starci meglio, sviluppando nel tempo un’attitudine diversa.

Posso anche scegliere di NON entrare: se non voglio esserci, se non sono pronto, posso starne fuori per ore, giorni, settimane. E osservare come mi sento senza.

Quando però decido di entrarci – sottolineo decido – posso trovarli un luogo stimolante, in cui, attraverso un’attitudine all’indagine meditativa, riesco a osservarmi e conoscermi, scoprendo cosa accade in me quando li vivo, mi perdo, reagisco o non reagisco, provo frustrazione o soddisfazione.

Lo noto. 

Ci sono.

un gruppo di partecipanti a una sessione di meditazione di SUPMindfulness sui Navigli di Milano

Una goccia nel mare (e cosa c’entrano i Navigli)

La corrente, il flusso di immagini, video e parole, resterà forte, lo so. E questo post, questa riflessione, è una goccia in un mare agitato.

Ma tutto parte sempre da una goccia.  Tante gocce formano un fiume, che poi sfocia nel mare.

E questo vuole essere un piccolo salvagente che voglio lanciare in questo mare.

Mi dicevano che non si poteva andare in SUP sui Navigli di Milano a meditare all’aperto, in città. “Non è possibile…”.

Se avessi ascoltato quelle voci non avrei scoperto e condiviso l’intensità di quei momenti di meditazione all’aria aperta, sospesi sull’acqua, con centinaia di persone in questi anni.

Eppure

Oggi i Navigli restano, nell’immaginario, lo spazio della movida milanese, dei locali e degli aperitivi, e va bene così. Ma c’è anche altro: ci siamo anche noi, che ci fermiamo lì a meditare su un SUP.

Qualcosa è cambiato.  Quella è la mia goccia.

Oggi sento che SUPMindfulness non vive solo sulle tavole in Darsena o sul Lago Maggiore, ma anche in come scegliamo di abitare i nostri spazi digitali. La stessa consapevolezza che coltiviamo sospesi sull’acqua può diventare lo sguardo con cui entriamo nei social ogni giorno.

Ed è questo che mi spinge a provare a portare anche sui social, un seme di cambiamento necessario per me – e per te, se vorrai.

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, diceva Gandhi.

Eccomi.

Ora, se queste parole hanno risuonato in te, sperimenta Prova, giorno dopo giorno. 

Senti che effetto ti fa.

Se vuoi iniziare da subito, puoi partire dalla pratica semplice dei “10 minuti sui social”: è un esercizio di osservazione che ti aiuta a fare il primo passo, uno scroll alla volta.

E se senti che è il momento di portare questo modo di vivere anche fuori dallo schermo, sui Navigli o sui laghi, SUPMindfulness è lo spazio in cui allenare la presenza sull’acqua.


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